Notizie del 2017 sui diritti umani

Giornalisti come ostaggi- Ministro della Giustizia turco in tour pubblicitario in Germania
04 mar- Nella Repubblica Federale Tedesca continuano le proteste contro l’incarcerazione del corrispondente di Welt Deniz Yücel di almeno altri 150 giornalisti in Turchia. Le tuttora caute esternazioni del governo federale su questa vicenda vengono palesemente interpretate da Ankara come un invito. Giovedì sera il Ministro della Giustizia turco vuole presentarsi a Gaggenau nel Baden-Württemberg.

Lo ha confermato il deputato Mustafa Yeneroglu del partito di governo AKP a Istanbul all’agenzia stampa Deutsche Presseagentur. Il Ministro vuole fare propaganda per il sistema presidenziale agognato dal capo di stato Recep Tayyip Erdogan.

Yücel nella mattinata di mercoledì è stato trasferito dal carcere Metris di Istanbul nell’istituto penitenziario di Silivri nell’estremo ovest della metropoli turca. Come ha detto il suo avvocato Veysel Ok, Yücel rischia oltre dieci anni di carcere. Questo sarebbe il massimo della pena per incitazione della popolazione e “propaganda terroristica”, di cui è accusato il giornalista, ha spiegato Ok. Ha fatto ricorso contro la decisione del giudice di tenere Yücel in custodia cautelare. Ok e i suoi colleghi non hanno accesso agli atti dato che la pubblica accusa ha deciso di tenerli riservati. Questo è possibile secondo la giustizia turca.

A Istanbul intanto è andato avanti il processo contro l’ex caporedattore del quotidiano Cumhuriyet, Can Dündar. Secondo quanto riferito dal giornale, nell’udienza di mercoledì sono stati ascoltati altri testimoni. Una richiesta della difesa di rendere accessibile al pubblico il processo tenuto a porte chiuse è stato rifiutato dal tribunale.

Oltre a Dündar è imputato il capoufficio della capitale di Cumhuriyet, Erdem Gül, per sostegno a una »organizzazione terroristica armata«. Il riferimento è alla pubblicazione di documenti su forniture di armi turche agli islamisti in Siria da parte del giornale nel 2015.

Dündar, che attualmente si trova in Germania, con Welt si è mostrato scettico rispetto a una liberazione del giornalista incarcerato in Turchia. »I colleghi sanno che il governo turco li ha presi in ostaggio«, ha detto Dündar. “Prima del referendum del 16 aprile a mio parere non ci sono possibilità di una liberazione.” Contemporaneamente si è mostrato convinto del fatto che Erdogan perderà il referendum. (dpa/AFP/jW)

La giornalista condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di carcere
04 mar-
La giornalista Zera Dogan, che era stata rilasciata dal carcere chiuso di tipo E di Mardin il 9 dicembre 2016, è stata condannata a 2 anni e 9 mesi di carcere per aver condiviso le sue immagini disegnate a Nusaybin e di aver reso notizia gli appunti di Elif Akboga di 10 anni.

Zehra Dogan, che era stata posta in detenzione il 23 luglio a Mardin e incarcerata con un processo pendente per “essere membro di una organizzazione illegale” e di “aver svolto propaganda per organizzazione illegale” sulla base di testimonianza di testimoni la cui identità è stata mantenuta riservata, era stata rilasciata dal carcere il 9 dicembre 2016 da parte del giudice in ettesa di processo. Il processo a Zerha si è svolto oggi al tribunale penale di Mardin. Il processo è iniziato con l’identificazione.

Poi il difensore di Zehra ha affermato:” Non ci sono commenti nelle mie condivisioni sui social media. Ci sono solo condivisioni basate sulle notizie. Ho cercato di trovare le foto che avevo condiviso sui social media; tuttavia non ho potuto fare il login. Ho postato le condivisioni, ma non ho prodotto gli oggetti condivisi. Li ho condivisi a scopo di notizie. Chiedo il proscioglimento.

Non ci sono condivisioni per la quale è stata condannata
L’avvocato di Zehra Kamuran Tanhan ha iniziato a parlare e ha affermato:” Non siamo d’accordo con la parte della sentenza. La procura chiede la condanna per condivisioni non comprese nell’atto di accusa.Ancora una volta, non c’è alcun elemento di propaganda. Le condivisioni devono essere valutate nell’ambito di applicazione della libertà di espressione. Chiedo che la mia assistita venga assolta. “

I suoi disegni sono stati condivisi senza alcun commento
L’avvocato di Zerha Asli Pasinli ha affermato :”La mia cliente è una giornalista e laureata in belle arti.I suoi disegni sono stati condivisi senza commenti. Chiedo che la mia assistita venga prosciolta.”

Lei era a Nusaybin come giornalista
L’avvocato Siraz Baran ha dichiarato che Zehra è stata a Nusaybin come giornalista e ha proseguito:”Dipingere una città demolita non significa fare propaganda per un’organizzazione. E ‘certo che ila nostra assistita non è un membro di un’organizzazione “.
Zehra condannata a 2 anni e 9 mesi 22 giorni di carcere!

Mentre Zehra è stata prosciolta dall’accusa di “essere membro di organizzazione”, è stata condannata a 2 anni , 9 mesi e 22 giorni di carcere per aver condiviso i suoi disegni fatti a Nusaybin tra il 21 dicembre 2015 ed il 9 dicembre 2016 e di aver reso notizia gli appunti di Elif Akboga il 22 dicembre 2015.
IHD: Le pratiche verso i detenuti politici sono preoccupanti
06 mar-
La sezione di IHD di Adana ha annunciato il rapporto sulla violazione dei diritti in carcere. Il presidente della sezione l’avvocato Ilhan Öngör ha ricordato che i diritti dei detenuti sono stati sospesi dopo lo stato di emergenza e l’applicazione della tortura è aumentata seriamente.

La sezione di Adana dell’Associazione dei Diritti Umani (IHD) ha condiviso una rapporto sulla violazione dei diritti nella carceri della regione di Çukurova attraverso un comunicato stampa. Le violazioni dei diritti nel carcere di tipo T di Hatay, nel carcere minorile di Hatay, nel carcere di tipo M di Iskenderum nel carcere di tipo T di Osmaniye , del carcere di tipo E e di tipo T di di Adana, e del carcere di tipo C delle donne di Tarsus sono state riportate dai rappresentanti di IHD.

Secondo il rapporto, la Turchia come parte di accordi internazionali sui diritti umani internazionali , ha sospeso tutti i diritti dei detenuti dopo lo stato di emergenza. Pratiche sono condotte senza considerare gli accordi sui diritti umani internazionali e la costituzione. “Violazione dei diritti, la tortura, minacce verso i detenuti hanno raggiunto una dimensione seria nelle carceri. La continuazione di queste violazioni possono causare problemi sociali e noi come avvocati dei diritti umani siamo preoccupati di questi problemi.”afferma l’avocato Öngör.
Gli Accademici: Continueremo la nostra lotta
08 feb- Gli accademici, che sono stati rimossi dal loro incarico dal servizio pubblico attraverso un decreto rilasciato la scorsa notte, hanno fatto una dichiarazione nel Campus Celebi con i loro colleghi e studenti. Dichiarando che sono stati dismessi dal loro lavoro per le loro richieste di pace, gli accademici hanno affermato: “Continueremo la nostra lotta”.

La scorsa notte è stato rilasciato il decreto N° 686 rilasciato nell’ambito dello stato di emergenza dichiarato in Turchia dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016.4,464 funzionari governativi inclusi accademici e insegnanti sono stati dismessi. In totale 330 accademici sono stati rimossi dal pubblico servizio attraverso il decreto emanato. Le rimozioni alla Facoltà di Comunicazione dell’Università di Ankara sono proseguite. Tra gli accademici rimossi, ci sono accademici importanti come il Prof. Dr. Nur Betül Çelik, Prof. Dr. Mine Gencel Bek, Funda Basaran Özdemir, Funda Senol Cantek, Prof. Dr. Ülkü Doganay e Aylin Aydogan. Anche molti accademici della Facoltà di Scienze Politiche , della Facoltà di Educazione, della Facoltà di Lingue, della Facoltà di Storia e di Geografia e della Facoltà di Giurisprudenza sono stati rimossi.

Centinaia di accademici si sono radunati nel Campus Celebi e hanno protestato contro le dismissioni. Gli studenti e di deputati del CHP hanno sostenuto gli accademici.Mentre la polizia ha impedito agli accademici di rilasciare una dichiarazione stampa alla Facoltà di Lingue, Storia e Geografia,ai giornalisti non è stato permesso di entrare nella facoltà. L’ingresso al campo è stato consentito agli studenti e ai membri della facoltà.

La nostra lotta continuerà
Dichiarando che vogliono un’università libera e scientifica l’assistente ricercatore Assistant Aysun Gezen ha affermato: “Hanno rimosso le persone che difendono l’intelligenza, la libertà scientifica e l’autonomia dell’università, prendendoli di ira una per una.Stanno cercando di tirarci fuori da qui criminalizzando la socializzazione della conoscenza e la richiesta di pace e ignorando la responsabilità pubblica dell’intellettuale.Ma oggi siamo insieme in solidarietà. Noi dichiariamo che continueremo la nostra lotta anche se ci rimuovono Oggi, molti dei nostri colleghi sono stati dismessi. “
Berfin di 7 anni uccisa da un veicolo blindato
09 feb-
Berfin Dilek di 7 anni è stata colpita e uccisa da un veicolo blindato nel distretto di Mardin di Dargecit.

Berfin Dilek di 7 anni è stata colpita e uccisa da un veicolo blindato nel quartiere di Bahçebasi del distretto di Mardin di Dargeçit mentre stava tornando a casa da scuola.

Il corpo di Berfin è stato portato all’Ospedale di Stato di Dargecit.

Il KDP attacca la popolazione in marcia verso Xanesor: una donna uccisa e 10 feriti
14 mar-
Gruppi armati affiliati al KDP hanno aperto il fuoco sulla popolazione in marcia verso Xanesor contro gli attacchi a Shengal. Una donna è stata uccisa e 10 persone sono rimaste ferite durante l’attacco. Migliaia di persone avevano iniziato a marciare sulle posizioni del KDP allo scopo di condannare gli attacchi Xanesor città di Shengal.

Gruppi armati affiliati al KDP hanno iniziato ad attaccare la popolazione e hanno aperto il fuoco su di loro. La popolazione ha risposto agli attacchi cantando slogan.

Una donna è stata uccisa e 10 persone sono rimaste ferite nell’attacco, due delle quali in modo grave. Il nome della donna uccisa nell’attacco è stato riferito essere Nazê Naif , ed era membro dell’Assemblea del Movimento delle Donne libere Yazide. (TAJE). Gli attacchi alla popolazione stanno continuando.
Amed: un giovane ucciso dalle “forze di sicurezza” turche
22 mar-
Kemal Kurkut è stato ucciso da „forze di sicurezza “ turche che gli hanno sparato alle spalle.

Mentre ieri a Amed si sono ritrovate circa 1 milione di persone per festeggiare il Newroz, ai margini dei festeggiamenti un giovane è stato assassinato da poliziotti. La sera stessa i media turchi hanno rilanciato una dichiarazione del governatore locale secondo il quale si sarebbe trattato di un „presunto attentatore suicida“, „che gridava „nella mia borsa c’è una bomba, vi faccio saltare tutti in aria “. Alla fine si sarebbe sottratto alla perquisizione con una borsa e un coltello in mano e avrebbe cercato di correre verso la folla. Prima di poterla raggiungere è stato fermato dagli spari della polizia.

Ora sono comparse immagini riprese da dihaber, che provano uno svolgimento dei fatti totalmente diverso. L’uomo è stato perquisito. Nelle immagini lo si vede mezzo spogliato e senza alcun bagaglio, nelle sue mani si vede una piccola bottiglia d’acqua. Nell’altra tiene un coltello, ma se compiere alcun gesto minaccioso.

Quando si arriva a una discussione e cerca di sottrarsi fuggendo, un poliziotto che si trova a circa 3 – 4 metri di distanza gli spara alle spalle. Il giovane viene ferito, si preme una mano sulla ferita, ma continua a correre. Dopo altri 10–15 metri crolla. Muore in ospedale. Il giovane uomo è Kemal Kurkut, uno studente di arti, la cui famiglia è originaria di Adiyaman. Era arrivato da Malatya per la festa del Newroz.

Detenute nel carcere di Bayburt: Stiamo sperimentando trattamenti disumani
07 apr-
Le detenute politiche nel carcere femminile hanno parlato con le loro famiglie sulle violazioni in carcere attraverso una chiamata telefonica. Le detenute hanno chiesto che la loro voce venga ascoltata perchè le violazioni dei diritti sono ad uno stadio avanzato.

Le violazioni dei diritti sono ad uno stadio avanzato nelle carceri mentre le detenute proseguono nello sciopero della fame. Il carcere femminile di tipo M di Bayburt è una di queste. Le detenute politiche hanno raccontato ai loro familiari che le loro condizioni stanno peggiorando e hanno chiesto i essere ascoltate.

Le detenute alle loro famiglie:”Rendeteci visibili nei media. Le guardie ci spiano dalle finestre. Circa 40-50 guardie perquisiscono le celle ogni mattina. Tirano pezzi di vetro contro di noi. Stiamo sperimentando un trattamento disumano. Riceviamo cibo per 10 persone nonostante siamo in 25?.

Un altra importante affermazione è che le guardie hanno posto telecamere nascoste nelle celle.

Le forze di sicurezza turche hanno ucciso almeno 76 bambini nella provincia curda di Sirnak negli ultimi 10 anni
6 mag-
Secondo un rapporto de quotidiano in lingua turca Ozgurlukcu Demokrasi, almeno 76 bambini sono stati uccisi dalle forze di sicurezza nella provincia curda del sud-est curda di Sirnak negli ultimi 10 anni. La recente uccisione di due fratelli, uno di sei e l’altro di sette anni nel distretto di Silopi di Sirnak, dopo che un veicolo blidato della di polizia si è schiantato sulla loro camera da letto mentre dormivano, ha portato ad una protesta pubblica in Turchia.

Tuttavia la morte di Muhammed e Furkan Yildirim non è il primo caso nella provincia, mentre il conflitto continuo nella regione ha portato le forze di sicurezza a prendere di mira la popolazione civile, afferma un commentatore.

Secondo rapporti delle organizzazioni dei diritti umani, proiettili della polizia, candelotti lacrimogeni, veicoli blindati hanno ucciso almeno 76 bambini negli ultimi 10 anni

L’unico funzionario che è stato processato e condannato per l’uccisione di un bambino è stato Nur Baki Gocmez, che aveva colpito in testa e ucciso il dodicenne Nihat Kazanhan nel 2015, mentre il bambino stava giocando con i suoi amici. Gocmez era stato condannato a 13 anni di carcere, ma la sua condanna era stata ridotta a causa delle “condizioni della regione”, per “l’incitamento” e per “lavorare in un’ambiente stressante”.

L’uccisione di un ragazzo di 19 anni a Uludere, in quello che è diventato noto come il “Massacro di Roboski” è anch’essa rimasta impunita. Aerei da caccia avevano bombardato nel 2011 gli abitanti di villaggio impegnati nel commerci transfrontaliero mentre stavano entrando in Turchia dall’Iraq, uccidendo 34 persone, la maggior parte delle quali provenivano dalla stassa famiglia.

La mancanza finora di un’indagine approfondita per le ultime due vittime ha dimostrato ancora una volta, secondi i familiari ed un deutato, che gli autori non saranno puniti.
KW

Due piccoli fratelli uccisi dalla polizia a Silopi
7 mag-
Un poliziotto che guidava ubriaco a Silopi distretto di Sirnak ha ucciso due ragazzini ed il governatore ha descritto l’incidente come ” destino”. Un veicolo blindato condotto da un poliziotto in pattugliamento nel quartiere Karsiyaka di Silopi si è schiantato conto una casa attorno alle 23.30 della scorsa notte.

Muhammed Yildirim di sette anni e suo fratello di 6 Furkan, entrambi dei quali stavano dormendo a casa, sono rimasti gravemente feriti a seguito dello schianto, dopo il quale ha abbandonato il veicolo blindato sul posto ed è fuggito. L’incidente è stato seguito da un ispezione della polizia sul luogo, e un litigio è esploso tra la polizia ed i residenti del quartiere che hanno reagito alla polizia per l’incidente. Mentre la polizia ha attaccato tre persone durante la seguente rissa, testimoni oculari hanno affermato che il poliziotto che ha condotto il veicolo blindato nell’abitazione ed è fuggito, era ubriaco.

I residenti hanno trascinato ui due ragazzini all’ Ospedale pubblico di Silopi, dove entrambi hanno perso la vita nonostante tutti gli sforzi dei medici. I fratellini sono stati sepolti questa mattina nel cimitero Karsiyaka.

Allo stesso tempo il governatore di Sirnak Ali Ihsan Su ha descritto l’assassino durante la sua visita per le condoglianze ” destino”. JNon è immediatamente chiaro se una indagine è stata aperta contro il poliziotto responsabile delle morte dei due piccoli fratelli.

Un giovane kurdo ucciso in una prigione in Iran
03 giu- Il giovane kurdo “Diyako Hashimy” ha perso la vita dopo essere stato torturato dal personale dei servizi di intelligence iraniani mentre era rinchiuso nelle prigioni del regime nella città di Karaj.

Associazioni per i diritti umani nel Rojhilat hanno fatto sapere che il ministro dell’intelligence iraniano ha comunicato alla famiglia del prigioniero kurdo di presentarsi per prelevare il corpo.

La giovane vittima aveva 24 anni ed era originaria della provincia kurda di Kermanshah, ma stava ormai vivendo in Finlandia. Si era recato a Karaj per fare visita alla sua famiglia e per controllare le condizioni di salute di suo padre. Immediatamente dopo il suo arrivo in città è stato arrestato e poi torturato fino alla morte.

I servizi iraniani hanno minacciato la sua famiglia per impedirle di divulgare notizie riguardanti l’omicidio.

36 anni di carcere per i bambini curdi intrappolati a Sur
21 Giu- La denuncia presentata contro 11 bambini, di cui 3 in detenzione, di “adesione ad un’organizzazione terroristica”, si è i concluso. I bambini erano stati intrappolati durante gli attacchi genocidi dopo il “coprifuoco” dichiarato il 28 novembre 2015 nel quartiere Sur di Amed da parte dello Stato turco e sono stati salvati attraverso il “corridoio umanitario”, il 3 marzo 2016. Il caso è stato portato all’alta Corte penale di Diarbakir per i minori, dove ÖS e MÇ erano presenti e FY è rimasto nella prigione di ELAZIG di tipo E con il sistema di videoconferenza SEGBIS. Il pubblico ministero aveva chiesto il rilascio dei bambini arrestati nella prima udienza, ma poi nelle udienze successive ha chiesto l’arresto.

Gli avvocati hanno affermato che la procedura di identificazione dei loro clienti era illegale e che i bambini e i testimoni hanno testimoniato sotto costrizione e tortura. Gli avvocati hanno sottolineato che i rapporti sulla violenza contro i bambini erano presenti nel file dei casi. Essi hanno dichiarato che i residui esplosivi e da arma da fuoco trovati sui vestiti dei bambini come Antimon, HDX e RDX erano semplici contaminazioni dall’ambiente a causa degli scontri e hanno richiesto che testimoni esperti venissero nominati dalla corte per accertarlo.

I bambini hanno fatto la loro difesa con interpreti curdi e hanno detto che sono stati intrappolati a Sur a causa degli scontri e non sono colpevoli e hanno chiesto la loro liberazione.

Il tribunale ha rifiutato l’appello degli avvocati e ha annunciato il verdetto. MFD, SK, FB, MSK e AA, in giudizio senza essere detenuti, hanno preso 2,5 anni di prigione, ma la pena è stata rinviata, in quanto il giudice ha preso in considerazione che sui bambini non c’erano prove criminali e non potevano commettere crimine. Tuttavia RA, RH e SA sono stati accusati di adesione ad un’organizzazione terroristica e hanno preso 3 anni e 4 mesi di carcere ciascuno, queste condanne non sono state rinviate. Il tribunale ha rilasciato 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di carcere per i bambini FY e MÇ e 5 anni 4 mesi per ÖS.
Il tribunale ha dato complessivamente 36 anni 8 mesi e 20 giorni di carcere a 11 bambini. Non ci sono state riduzioni a causa del “comportamento negativo” espresso dai bambini in tribunale, e la corte ha deciso per la prosecuzione del loro arresto.

I bambini sono stati torturati dagli agenti di polizia in detenzione. FY di 16 anni è stato preso da Sur ferito ed è stato arrestato a seguito di questa operazione, e i 5 pezzi rimossi dal suo corpo sono stati elencati come prove, in quanto avevano “tracce di esplosivi come HMX, RDX e TNT”.

Co-presidente DTK: la giustizia del CHP muore a Roboski e Cizre
L’associazione di Assistenza e Solidarietà delle Famiglie e i Parenti Persiani (MEYA-DER) della Mesopotamia ha organizzato un incontro con le famiglie delle persone uccise durante il coprifuoco nel Kurdistan del Nord ieri sera.

All’evento di Amed hanno partecipato molti politici tra cui (DTK) la Co-presidente Leyla Güven del DTK, la Vice Co-presidente Gülcihan Simsek del DBP, i co-presidenti e gli amministratori del partito Democratico (HDP) ed i componenti provinciali e distrettuali del DBP di Amed, le Madri della Pace e membri del Congresso Democratico Islamico. Anche le famiglie delle vittime del massacro al rally dell’HDP ad Amed il 5 giugno 2015 hanno partecipato all’incontro.
la Co-presidente del DTK Leyla Güven ha commemorato tutti coloro che hanno perso la vita nel conflitto nella regione kurda e ha sottolineato l’atrocità in corso del governo AKP.

“GIUSTIZIA PER I MORTI DI ROBOSKI E CIZRE”
Per quanto riguarda la marcia per la giustizia del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), iniziata da Ankara verso Istanbul ieri in seguito all’arresto dell’ MP Enis Berberoglu, Güven ha detto quanto segue: “il CHP è alla ricerca di giustizia. La giustizia è già morta. Il popolo kurdo sa quanto la giustizia sia morta, la giustizia è morta a Roboski, nei massacri in Kurdistan e nelle cantine dell’ atrocità a Cizre. Se il CHP avesse marciato con noi a Cizre, oggi avremmo giustizia, non abbiamo avuto nessuno vicino a noi quando abbiamo resistito. “

“I KURDI HANNO VINTO”
Güven ha dichiarato che in Turchia esiste solo la “giustizia dell’ AKP”, contro la quale i popoli curdi hanno resistito e combattuto. Il popolo curdo è diventato oggi la più grande forza del Medio Oriente, Güven ha dichiarato: “I curdi stanno facendo il Ramadan e le feste con la guerra da molti anni e oggi i curdi hanno vitnto. Con il leader libero e la libera vita , nessuno deve dubitare di questo.”

“NON C’E’ NESSUNA GIUSTIZIA NE’ DEL CHP NE’ DELL’AKP”
Güven ha continuato, riguardo al referendum di indipendenza che si terrà nella regione del Kurdistan Federale irachena: “Il Bashur (sud del Kurdistan) potrebbe ottenere l’indipendenza, l’indipendenza è un loro diritto. Anche in Rojava (Kurdistan occidentale) è stata fatta una rivoluzione, in Bakur (nel nord del Kurdistan), l’autonomia democratica è un diritto inalienabile, con cui siamo nati e per la quale continueremo a lottare con determinazione Proprio come abbiamo resistito con le nostre madri , la vittoria è vicina, nessuno può dubitare, abbiamo la chiave del prossimo secolo, non abbiamo bisogno né della giustizia del CHP né di quella dell’ AKP, abbiamo la forza per assicurare la nostra giustizia”.

Non c’è fine alla vista della devastazione delle tombe compiuta dallo Stato turco
27 giu-
I soldati turchi hanno vandalizzato, presso Lice, il cimitero del Martire Hevidar e del Martire Amed dei guerriglieri del PKK.

Il cimitero del Martire Hevidar e del Martire Amed, situato nel villaggio di Sis nel distretto di Lice ad Amed, dove sono sepolti i guerriglieri delle forze di difesa popolare (HPG), è stato dissacrato dai soldati turchi durante un’operazione nella regione.

Al momento della visita alle tombe dei loro figli e parenti per la festa del Ramadan, le persone del posto hanno trovato le lapidi distrutte e una trincea scavata sul percorso del cimitero. Inoltre sono stati bruciati due containers e collocati in una posizione del cimitero visibile ai visitatori.

Le famiglie hanno espresso la loro rabbia contro questo comportamento barbaro, hanno accumulato i resti delle tombe e dopo aver letto alcune preghiere sulle tombe sono andate via.

Questa barbarie dello stato turco non rappresenta il primo caso. Gli attacchi dei cimiteri, un atto violento condannato a livello internazionale perché contro i valori della coscienza e dell’umanità, rappresentano una politica sistematica dello Stato turco.

Solo in questo mese, i soldati e le guardie dei villaggi dell’esercito turco che hanno svolto un’operazione nella zona di Kato nel distretto di Beytüssebap a Sirnak, il 18 aprile, hanno inflitto danni alle tombe dei guerriglieri PKK della regione.

Le pareti del cimitero del Martire Kurtay Ferasîn presso la Meydan Kolya Upland e la casa costruita nel cimitero per i visitatori furono anch’esse distrutte dalle gru dei soldati turchi.

Il governo turco usurpa chiese e monasteri nel sudest curdo
27 Giu-
Secondo il giornale armeno Agos molte chiese, monasteri, cimiteri e altre proprietà della comunità siriaca nella città di Mardin sono stati usurpati e trasferiti al patrimonio dello Stato e altre istituzioni statali.

Dopo che Mardin è diventata una municipalità metropolitana, i suoi villaggi sono stati ufficialmente trasformati in quartieri in base alla legge e sottoposti all’amministrazione provinciale. A seguito della modifica legislativa introdotta alla fine del 2012, il Governatorato di Mardin ha costituito un comitato di liquidazione. Il Comitato di Liquidazione ha iniziato a redistribuire la proprietà che nelle città appartenevano a istituzioni la cui entità legale era scaduta. Il trasferimento e la liquidazione sono ancora in corso.

Nel 2016, il Comitato per il Trasferimento, la Liquidazione e la Redistribuzione del Governatorato di Mardin ha trasferito in primo luogo al Ministero del Tesoro e ad altre istituzioni pubbliche numerose chiese, monasteri e altre proprietà della comunità siriaca nei distretti di Mardin. La Fondazione del Monastero Mor Gabriel ha presentato un appello contro la decisione, ma il Comitato ha rigettato il loro appello nel maggio scorso. Le chiese, i monasteri e i cimiteri, la cui proprietà è stata data al Ministero del Tesoro, è stata poi trasferita al Diyanet (N.d.T. Ministero per gli Affari Religiosi).

Indagini della Fondazione del Monastero Mor Gabriel hanno rivelato che dozzine di chiese e monasteri sono stati trasferiti prima al Tesoro e poi allocati nel Diyanet. E i cimiteri sono stati trasferiti alla municipalità metropolitana di Mardin che è stata usurpata dal governo attraverso l’amministratore fiduciario nominato forzatamente dal governo al posto dei co-sindaci eletti.

Attualmente alla manutenzione di alcune delle chiese e monasteri provvede la Fondazione del Ministero Mor Gabriel e sono aperti per le funzioni religiose in determinati giorni. Analogamente i cimiteri sono ancora usati dalla comunità siriaca che li visita e vi celebra i riti funebri. I siriaci hanno fatto appello al Tribunale per la cancellazione della decisione.

“Abbiamo iniziato a depositare querele e allo stesso tempo sono andate avanti le nostre indagini” ha detto Kuryakos Ergun, il Presidente della Fondazione del Monastero Mor Gabriel. Ergun ha detto che presenteranno appello in tribunale per la cancellazione di almeno 30 atti del registro.

Il deputato dell’HDP di Mardin, Erol Dora, ha sollevato la questione in un’interrogazione parlamentare presentata al Primo Ministro Binali Yildirim, nella quale ha chiesto se il governo fosse impegnato in qualche modo per restituire alla comunità siriaca i beni usurpati. Dora ha chiesto anche se il governo ha considerato di lavorare alla restituzione delle proprietà usurpate appartenenti alle minoranze in Turchia (armeni, greci, ebrei e siriaci).

20 luglio 2015: 33 giovani uccisi a Suruç
20 lug- Il 20 luglio 2015 33 giovani sono stati uccisi al Centro Culturale Amara a Suruç a seguito di un attacco suicida di Daesh. Kobanê era stata liberata dalla resistenza guidata dalle YPG e dalle YPJ contro gli attacchi di Daesh sulla città da tre front i( est, sud e ovest) del 15 settembre 2014. La popolazione cominciato a lavorare nel 2015 per ricostruire Kobanê.

La Federazione delle associazioni dei giovani socialisti (SGDF) aveva rilasciato una dichiarazione e aveva chiesto alla gente di ricostruire Kobanê dopo che la città era stata liberata da Daesh. la SGDF aveva affermato: ” Come SGDF stiamo andando a ricostruire Kobanê, che abbiamo difeso tutto insieme contro gli attacchi delle bande fasciste e coloniali e i suoi collaboratori. Mettete il vostro cuore accanto ai nostri cuori e unitevi alla marcia dei giovani socialisti, che andranno a Kobanê tra il 19 ed il24 luglio con lo slogan ” Noi abbiamo difeso Kobanê insieme, insieme la ricostruiremo.”

Al momento dell’appello 300 persone si erano radunate a Suruç nel luglio 2015 per andare a Kobanê. 300 persone stavano aspettando il permesso del governatore di Suruç per recarsi a Kobanê. Essi avevano alloggiato al Centro Culturale Amara. Il membro di Daesh Abdurrahman Alagöz aveva organizzato l’attentato a 300 persone mentre stavano facendo una conferenza stampa davanti al Centro Culturale Amara. Nel massacro 33 giovani erano stati uccisi e 104 erano rimasti feriti.

Blocco per la Pace: I difensori dei diritti devono essere rilasciati immediatamente
21 Lug –
Il Blocco per la Pace ha chiesto il rilascio dei difensori dei diritti che sono stati posti in detenzione durante un incontro di preparazione a Büyükada e poi arrestati. Ha fatto appello le associazioni e gli ordini dei giuristi rispetto agli arresti dei sei difensori dei diritti:

“Come Blocco per la Pace riteniamo che questa operazione sia una pratica scandalosa per danneggiare la pace sociale e la condanniamo. Tutto ciò deve essere risolto quanto prima possibile e i difensori dei diritti devono essere rilasciati. Chiediamo alle istituzioni, specialmente agli ordini e alle associazioni dei giuristi, di favorire la democrazia e la giustizia e li esortiamo ad assumere una iniziativa contro questi omicidi giudiziari.”

Dei difensori dei diritti detenuti, Özlem Dalkiran, Idil Eser, Günal Kursun, Veli Acu, Ali Garawi e Peter Steudtner sono stati arrestati il 18 luglio e Nalan Erkem, Ilknur Üstün, Nejat Tastan e Seyhmus Özbekli sono stati rilasciati in libertà vigilata.

Prigioniero politico curdo giustiziato nel Kurdistan iraniano
02 Ago-
Kurdistan iraniano. Il prigioniero politico curdo Morteza Rahmani è stato giustiziato nel carcere centrale di Sinê (Sanandaj) all’alba di mercoledì mattina, lo ha riferito l’Agenzia Stampa degli Attivisti per i Diritti Umani (HRANA) in Iran. Rahmani è stato in carcere per 6 anni per “essere membro di uno dei partiti di opposizione del Kurdistan orientale”, e per aver “assassinato due persone della Guardia Rivoluzionaria”. Il detenuto curdo è stato anche accusato di ” inimicizia contro Dio” ed era stato condannato complessivamente a un totale di tre volte l’esecuzione.

HRANA ha dichiarato che non c’erano prove evidenti nel processo nel processo di accusa di Rahmani, osservando che il suo interrogatorio e il suo processo si sono svolti in segreto.Morteza Rahmani, del villaggio di Tylkou, a Kamyaran nella città di Sinê nel Kurdistan orientale (Rojhilat), è stato incarcerato nel 2011 ed è stato condannato ala pena di morte nel 2013.

Secondo il sito Hengaw il 26 luglio quattro curdi sono stati giustiziati nel carcere “Darya” a Wrme (Orumiyeh), Kurdistan iraniano. Fin dalla sua nascita nel 1979 il regime islamico ha imposto norme e leggi discriminatorie contro i curdi in tutti i campi ,sociali, politici ed economici.La minoranza curda dell’Iran vive principalmente nella parte occidentale e nord-ovest del paese.Vivono discriminazioni nel godimento dei loro diritti religiosi, economici e culturali. Ai genitori è vietato di registrare i loro bambini con certi nomi curdi, e le minoranze religiose che sono principalmente o parzialmente curde sono prese di mira da misure atte a stigmatizzarle e isolarle.

I curdi sono anche discriminati nell’accesso all’impiego , ad un adeguato alloggio e ai diritti politici, e così soffrono di una radicata povertà che li ha ulteriormente emarginati. I difensori dei diritti umani, le comunità di attivisti, e i giornalisti spesso si trovano di fronte ad arresti arbitrari, e a indagini giudiziarie.Altri – inclusi alcuni attivisti politici – soffrono di torture, di prove grossolanamente ingiuste davanti ai tribunali rivoluzionari e, in alcuni casi, della pena di morte. Si stima che oltre 12 milioni di curdi vivano nel Kurdistan iraniano.

Una notte di tortura per una famiglia nel villaggio di Sapatan, a Semdinli
12 Ago – Da Sapatan, Necmettin Korkmaz ha parlato della tortura che ha subito insieme a sua moglie e a sua figlia. Sono stati colpiti con il calcio delle pistole e lui è stato legato ad un carro armato e trascinato. Korkmaz ha anche affermato che la polizia e i soldati hanno rubato i loro soldi. Nuovi dettagli sono emersi nel caso di tortura di massa dove corpi speciali della polizia turca e i soldati hanno torturato circa 100 abitanti di villaggio nel villaggio di Sapatan (Altinsu) a Semdinli, Hakkari. Necmettin Korkmaz, sua moglie e sua figlia di 6 anni sono stati soggetti a tortura durante le perquisizioni nella loro abitazione, e Korkmaz ha parlato della sua esperienza.

Parlando della notte di tortura
Korkmaz ha parlato delle esperienze di quella notte: “Era l’una di notte. Dopo aver udito dei passi, hanno rotto le nostre finestre. Sono corso alla porta ma era troppo tardi. Hanno buttato giù la porta a calci. 4 -5 uomini mi sono saltati addosso. Hanno messo la pistola sulla mia testa e mi hanno colpito con il calcio. mi hanno preso a calcio ovunque, sulla schiena, sulla mia testa…Hanno detto che noi eravamo coinvolti nell’incidente [ un poliziotto dei corpi speciali aveva perso la vita durante gli scontri]. Hanno detto ” Sei stato tu. Il sangue del nostro martire sarà vendicato. Non avrai pace fino a quando saremo qui. Come perderemo una vita qui, prenderemo delle vite”. Mi hanno portato fuori. Ho sentito mia moglie piangere. Avevamo della legna per l’inverno, mi hanno colpito alla testa e alla schiena con un pezzo, dovunque sul mio corpo. Hanno puntato la pistola alla mia testa e mi hanno detto che mi avrebbero ucciso. Hanno picchiato anche mia moglie e mia figlia.

Legato al carro armato
“Hanno legato le mia mani al carro armato e mi hanno trascinato per circa 500 metri fino al villaggio alla casa del capo villaggio. Non mi era permesso di stare in piedi. Ogni volta che ci provavo mi prendevano a calci. Non mi era permesso di parlare, gridare o urlare.” Korkmaz ha affermato che l’intero villaggio era stato picchiato in massa. Ha proseguito: “C’erano persone che ci aspettavano davanti all’ingresso della stazione di polizia. Hanno detto: “Gli ospiti sono arrivati.” Hanno picchiato chiunque, alcuni civili hanno interrotto il perstaggio all’esterno. Ci hanno detto che non potevamo andare.”

Fascisti in veste di medico
Korkmaz ha affermato che un medico di nome Dr. Elif Ç. si è rifiutato di rilasciare i referti dopo la tortura: “Non li avete picchiati abbastanza, fatelo di più. Il sangue dei nostri martiri sarà vendicato, non voglio rilasciare il referto di nessuno.” Korkmaz ha dichiarato che hanno affrontato una simile oppressione negli ultimi 3 anni.

Rubati gioielli e denaro
La moglie di Necmettin Korkmaz, Kudret Korkmaz ha affermato che le loro mani erano legate mentre venivano picchiati. Ha sostenuto che sono stati costretti a terra e tre persone li hanno calpestati. Kudret ha mostrato l’arredamento e ha detto che nulla era rimasto illeso. Ha aggiunto: “Più tardi non ho trovato l’oro ed il denaro che tenevamo in casa. Non hanno lasciato nulla. Hanno preso il mio denaro. Avevo il denaro e l’oro nella cassetta. L’hanno rotta e hanno preso tutto quello che c’era dentro. Abbiamo sporto denuncia per il denaro e l’oro rubato.” La figlia di 6 anni della famiglia Korkmaz ha affermato che è stata bendata, soffocata e gettata contro le pareti.

Avviata la costruzione di un muro lungo 144 Km lungo il confine iraniano
12 Ago- La costruzione di un muro di confine simile al ” muro di sicurezza ” lungo il confine siriano è stata avviata lungo il confine iraniano . Il muro costruito da TOKI sarà lungo 144 km. Il muro sarò costruito dall’Amministrazione per lo Sviluppo Abitativo di Turchia (TOKI) tra le province di Agri e Igdir nel quadro di un protocollo tra il Ministro della Sicurezza Nazionale e TOKI. Nella costruzione saranno utilizzati blocchi di due metri di spessore e di tre metri di lunghezza e dal peso di sette tonnellate.

Il muro sarà costruito in cinque fasi, la prima fase del muro lungo 144 km sarò completata entro ottobre. Sarò costruito anche un muro di sicurezza dietro il muro di confine per il pattugliamento delle forze di sicurezza e saranno posizionate lungo il muro 15 pareti di vetro antiproiettile. Il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva annunciato nel giugno 2017 che sarebbe stato costruito un muro lungo confine iraniano e iracheno.

Confine siriano
Gran parte del muro di confine lungo 911 km che la Turchia ha costruito lungo il confine lungo il suo confine siriano è stato completato. Il muro consiste in pareti costituite da due blocchi di lunghezza pari a due metri, lunghi tre metri e di 30 centimetri di spessore di sette tonnellate di peso, rendendo il muro anche portatile. Inoltre una barriera di filo metallico è stata posta sopra la parete. È stata anch’essa realizzata da Toki.

Quando la parete sarà completata, sarà la terza parete più lunga dopo la Grande Muraglia in Cina lunga 3.460 km e la parete israeliana-palestinese di 1.120 km.

Evacuati con la forza i quartieri di Alipasa e Lalebey di Sur a Diyarbakir
18 Ago- La polizia ha bloccato i quartieri di Alipasa e Lalebey a Sur distretto di Diyarbakir con delle barriere e ha evacuato con la forza le case incluse nell’ordine di demolizione. La distruzione avviata a maggio nei quartieri di Alipasa e Lalebey nel distretto di Sur a Diyarbakir sotto la veste di “trasformazione urbana” continua. Vaste porzioni di entrambi i quartieri sono stati demoliti, e la demolizione è stata avviata per coloro che resistono. La polizia ha chiuso entrambi i quartieri nelle prime ore della mattinata con le barriere e le persone che on hanno lasciato le loro abitazioni sono state portate fuori con la forza.

La polizia antisommossa e idranti hanno sottoposto in assedio entrambi i quartieri, mentre la resistenza della popolazione continua. Molte abitazioni nelle piccole vie incluse nell’ordine della demolizione sono state bloccate da barriere della polizia mentre ai cittadini ammessi nelle loro abitazioni cercano di passare attraverso le recinzioni di ferro elettrificate.

Rapporti affermano che i quartieri sono stati bloccati sotto gli ordini del Governatorato di Diyarbakir e alla polizia è stato ordinato di “utilizzare la forza per evacuare le abitazioni”.

Effetti dei bombardamenti turco su Kafar Janah e Maraaska
3 Sett- Il bombardamento dell’esercito d’occupazione turco e dei suoi mercenari ha inflitto danni ai possedimenti dei villaggi di Kafra Janah e Maaraska nel distretto di Shara senza fare feriti né vittime.

L’esercito di occupazione turca e i suoi mercenari che sono di stanza nella città di Azaz hanno cominciato i bombardamenti sui due villaggi di Kafar Janah e Maraaska nel cantone di Afrin (regione di Afrin) dalle 19:00 fino alle 19:30.

Le foto che sono state scattate dal villaggio di Kafar Janah mostrano il danno inflitto alle case di civili. I bombardamenti sono aumentati contemporaneamente all’arrivo del Eid, hanno causato un senso di paura tra la gente e i loro figli, ma non ci sono feriti tra i civili.
Iran: Continuano gli arresti di cittadini che hanno manifestato per l’uccisione dei Kolbars curdi
14 Sett- Negli ultimi giorni le forze di sicurezza hanno continuato ad arrestare cittadini e attivisti che protestano per l’uccisione dei kolbars curdi in varie città del Kurdistan. Il Network dei Diritti Umani del Kurdistan è stato informato che nei giorni scorsi le forze di sicurezza hanno identificato un numero di partecipanti alle proteste per l’uccisione dei due Kolbar a Baneh diversi giorni fa e li ha posti in detenzione mentre perquisiva le loro abitazioni e li ha picchiati.

“Più di 30 giorni sono state arrestate nei giorni scorsi e le famiglie dei detenuti non sono a conoscenza del loro destino”lo ha affermato una fonte locale a KHRN. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nell’abitazione di Rahmani Zerei a Shahrak Laleh giovedì 7 settembre 2017 e hanno arrestato suo figlio mentre Iraj Zarei mentre stavano picchiando sua madre che aveva cercato di impedire che il figlio 23 enne venisse arrestato.

A seguito dell’arresto di Iraj Zarei e del pestaggio della madre da parte delle forze di sicurezza gli altri membri della famiglia si sono confrontati con agenti in borghese mascherati e hanno rotto i vetri di un veicolo appartenente alle forze di sicurezza. Inoltre ieri , dopo il rilascio di un appello per una manifestazione di protesta a Mahabad per l’uccisione dei kolbar curdi agenti in borgese dell’IRGC hanno attaccato attivisti civili e cittadini di Mahabad che tentavano di inscenare una manifestazione e li hanno arrestat. KHRN ha confermato che l’identità dei due detenuti in Kobra Khalandi e Gelawej Bignia.

Lunedì mattina presto le forze disciplinari iraniane hanno ucciso Ghader Bahrami, 41, padre di 4, e Heydar Faraji, 22 enne celibe. I due uomini è stato segnalato che non stavano trasportando merci ma stavano semplicemente attraversando il confine. Dopo che i due corpi sono stati portati all’ospedale, manifestanti inferociti hanno preso d’assalto il municipio dopo aver rotto l’ingresso e hanno chiesto giustizia per le vittime. In risposta le guardie armate si sono posizionate nel centro della città e di fronte a edifici governativi. Inoltre, molti cittadini di Baneh, Sanandaj, Kermanshah e Baneh sono stati arrestati durante le manifestazioni. (KHRN)

Appello per lo sciopero generale a Mahabad
Le manifestazioni che sono partite dopo l’uccisione dei due kolber nella città di Banê nel Rojhilat (Kuristan orientale) continue. Rappresentanti di ONG a Mahabad hanno rilasciato una dichiarazione scritta e hanno chiesto uno sciopero generale in città per domani. La dichiarazione scritta è stata firmata dall’Iniziativa del Popolo del Kurdistan Orientale e ha chiesto alla popolazione della città di non aprire i loro negozi e di non andare al lavoro fino alle 11 di domani.

Gli attivisti hanno dichiarato che essi vogliono risolvere le questioni che derivano dall’oppressione del regime attraverso metodi pacifici ma hanno scelto questa strada quando il regime ha scelto la via della forza. La dichiarazione afferma che il presidente iraniano Hasan Rouhani dovrebbe intervenire negli eventi e ha elencato le seguenti richieste.

– Le morti dei Kolbers e dei kesibkar devono cessare
– Gli amministratori locali e Rouhani devono protestare per gli incidenti
– Essi dovrebbero scusarsi con la popolazione del Rojhilat
– Tutti gli arrestati devono essere rilasciati senza condizione

– Lo stato di emergenza di fatto nelle province curde deve essere rimosso immediatamente

– Le carte di lavoro confiscate ai kolbers devono essere restituite e Rouhani deve mantenere le promesse che ha fatto durante la campagna presidenziale alla gente.

– Deve essere garantita la sicurezza dei kolbers

La dichiarazione scritta termina con “Nessuna diga può trattenere l’alluvione del popolo”.

The written statement ended with: “No dam can hold back the flood of the people.”

Più di 100 arresti nella repressione nel Rojhilat
28 Sett- Le forze del regime iraniano hanno arrestato più di 100 curdi che hanno preso parte alla manifestazioni contro le esercitazioni del regime iraniano nei pressi del confine del Kurdistan del sud. Le esercitazioni militari del regime iraniano presso il confine con il Kurdistan del sud dopo il referendum dell’indipendenza hanno acceso le proteste nelle città del Kurdistan orientale. A partire da ieri le forze del regime iraniano hanno arrestato più di 100 curdi che hanno preso parte alle manifestazioni.

Secondo fonti locali la polizia iraniana unitamente a funzionari dei servizi segreti hanno fatto irruzione nelle abitazioni di attivisti curdi Saqiz, Mahabad and Ciwanro. I poliziotti armati hanno torturato persone durante le operazioni e hanno condotto decine di attivisti nei centri di interrogatori di Itlaat (agenzia di intelligence iraniana).

Le organizzazioni dei diritti umani nel Kurdistan orientale hanno affertato che il numero di persone poste in detenzione è di oltre un centinaio. A Sine, sette giovani curdi sono stati arrestati dalla polizia iraniana nella piazza Iqbal della città. Diverse persone sono state chiamate e convocate nei centri Itlaat per l’interrogatorio.

Dopo gli arresti di massa le famiglie hanno avviato proteste sedute davanti ai centri Itlaat nelle città curde. Le famiglie proseguono nelle loro proteste nonostante le minacce di arresto della polizia iraniana. Il regime iraniano ha attuato un embargo contro il Kurdistan meridionale dopo che la regione domenica ha votato per l’indipendenza in un referendum, in cui il 92,73% ha votato ‘Sì’. Teheran ha anche lanciato esercitazioni militari vicino al confine con la regione curda. La mossa ha scatenato proteste nel Kurdistan orientale, ieri i migliaia di curdi sono scesi in strada per protestare contro la politica iraniana contro il Kurdistan meridionale.
Diversi giornalisti arrestati ad Ankara
20 Oct – Diversi giornalisti sono stati arrestati durante le perquisizioni nelle prime ore del mattino ad Ankara. Un’operazione contro i giornalisti è stata effettuata nelle prime ore del mattino ad Ankara, affermando che vi erano denunce nei loro confronti. I direttori e corrispondenti di Jinnwes Sibel Yükler, Duygu Erol e Habibe Eren,ed il corrispondente di Mezopotamya Ajans Diren Yurtsever e Selman Güzelyüz e molti altri giornalisti hanno avuto irruzioni nelle loro abitazioni.

Dopo che le loro abitazioni sono state perquisite, i giornalisti sono stati sottoposti a controlli medici e successivamente trasferiti all’Unità antiterrorismo di Ankara. Nel frattempo ieri a Istanbul, le case dei reporter di ETHA sono state perquisite, i giornalisti sono stati arrestati e le loro tessere della stampa sono state bruciate.

Un Kolbar ferito e decine costretti a denudarsi nel Rojhilat
20 oct – Il numero dei Kolbars che hanno perso la loro vita aumenta di giorno in giorno a causa del fallimento del governo iraniano a perseguire le forze armate che commettono questi omicidi. Negli ultimi giorni le guardie di confine di Sardasht hanno confiscato il carico di decine di Kolbars e li hanno lasciati senza scarpe dopo averli costretti a denudarsi. Inoltre un Kolbar è rimasto ferito direttamente dal fuoco delle guardie.

Il 14 ottobre 2017 i funzionari del check point “Dasht Kapran” hanno preso di mira un gruppo di sei Kolbers nei pressi di Dolebi e hanno ferito un Kolber di nome Kamran della città di Mahabad attraverso una sparatoria. I Kolbers sono stati costretti a denudarsi e sono stati lasciati sulle montagne dopo che il loro carico è stato confiscato, lo ha riferito un Kolbar a Sardasht a Kurdistan Human Rights Network (KHRN).

La notte del 17 ottobre circa trenta Kolbars della stessa zona sono stati posti in detenzione dalle guardie di frontiera per diverse ore e sono stati sequestrati i loro carichi. Le guardie di frontiera non solo non sono state rispettose nei confronti di queste Kolbers e li hanno costretti a denudarsi, a nudo, ma li hanno cacciati dalla zona di confine.

Secondo i dati raccolti da Khen, la città di Sardasht è stata la città più sanguinosa con 18 casi di morte tra i Kolbars nel 2016. Il numero di Kolbars che hanno perso la loro vita sta aumentando ogni anno a causa dell’inettitudine del governo nel perseguire le forze armate che commettono questi crimini.

Soldati iraniani uccidono un Kolber a Serdest
21 oct – I soldati iraniani sabato hanno ucciso un Kolber (trasportatori di confine) nei pressi nel confine Iran-Iraq nella regione di Serdest. Secondo fonti locali Pistiwan Moin (24) è stato ucciso dai soldati iraniani nella regione di Serdest, sabato tardi. Moin è stato colpito alle 22 vicino al villaggio di Betusi e il suo corpo è stato trovato dagli abitanti del villaggio che si precipitati sul luogo della sparatoria.

L’esercito iraniano ha ucciso almeno 13 Kolbers da agosto. Precedentemente l’uccisione di due Kolber nella regione di Sine aveva scatenato violente proteste.

Veicolo della polizia uccide bambina di 7 anni a Siirt
22 Oct – Le forze di sicurezza turche hanno ucciso ancora un altro civile con i loro veicoli blindati, questa volta una bambina di 7 anni nella provincia di Siirt. È emerso che un veicolo blindato in pattugliamento nel quartiere Çal il giorno precedente ha colpito Felek Baktur di 7 anni che si trovava in strada mano nella mano con suo fratello.

Mentre Felek è stata investita dal veicolo blindato della polizia ed è morta sul posto, suo fratello è sopravvissuto senza ferite. La bambina è stata portata all’ospedale pubblico di Siirt dalla sua famiglia ma non ha reagito all’intervento dei medici.

170.000 sfollati dopo l’offensiva nell’area di Kirkuk
22 Oct- Circa 170.000 civili sono sfollati a seguito dell’offensiva irachena nelle zone di Kirkuk. Lo ha riferito sabato il Centro congiunto di coordinamento delle crisi (JCCC).

Violenze indiscriminate , torture , saccheggi, incendi di abitazioni e di proprietà dei civili, specialmente di curdi in queste zone hanno fatto fuggire in massa i civili. Il gruppo ha riferito che 168.372 civili sono stati sfollati da Kirkuk, Khanaqin, Khurmatu, Zummar, e Rabea verso la regione del Kurdistan. Tra di questi 84.000 sono arrivati ad Erbil, 78,372 a Slemani e 6000 in Duhok e Zakho da Zummar e Rabea.

Le offensive multiple a Kirkuk, Khanaqin, Khurmatu, Prde ed in altre zone negli ultimi 4 giorni hanno portato a gravi conseguenze umanitarie e a ondate di massa di sfollati. Mentre un numero consistente di sfollati sono stati ospitati da amici, familiari o dalla comunità in generale, un numero significativo ha trovato rifugio in edifici in costruzione, in luoghi pubblici e campi. Stanno vivendo una situazione molto difficile e hanno bisogno di assistenza umanitaria, compreso cibo, acqua, latte pannolini , abiti, scarpe, biancheria, gasolio per il riscaldamento, un riparo e aiuti sanitari, riferisce JCCC.

Il Centro di crisi è una sotto la supervisione del Ministero dell’Interno KRG. Le forze irachene e Hashd al-Shaabi, note anche come Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), hanno sequestrato gran parte dei territori controversi nell’ultima misura adottata dal governo federale dell’Iraq in rappresaglia per il voto. I funzionari del Kurdistan e all’estero hanno chiesto la cessazione delle operazioni militari di tutte le parti in causa e di impegnarsi in un dialogo per affrontare questioni irrisolte.

L’ascolto della musica curda è un reato
23 Oct – L’accusa contro 9 politici curdi, che sono stati arrestati a Van, è stato preparato dopo sei mesi. L’accusa ha inquadrato l’ascolto della musica curda e l’indossare il foulard giallo-rosso-verde come crimini. L’11 maggio l’ufficio del Partito Democratico delle Regioni (Demokratik Bölgeler Partisi, DBP) è stato perquisito dalle forze di sicurezza nella provincia di Van. Un totale di 11 persone erano state poste in detenzione durante l’operazione, compresi la Co-presidente della chiusa sezione di Van di TUYAD-DER (Associazione democratica e di solidarietà dei familiari de detenuti)Aynur Bagis, ed il membro dell’Assemblea delle Donne del Partito Democratico delle Regioni (DBP).

Dopo 12 giorni di detenzione, sei dei detenuti durante l’operazione erano stati rimandati in carcere per presunta ” appartenenza a organizzazione terroristica” e ” aver intrapreso attività in nome dell’organizzazione terroristica.” Tra coloro che erano stati incarcerati erano compresi Aynur Bagis, Miyeser Çelik, Ahmet Aygün, Ramazan Duman and Necmi Varhan. Aynur Bagis e Miyeser Çelik ed erano stati mandati nel carcere chiuso di Tipo T di Van.

L’accusa contro questi politici, che si trovano in carcere da maggio, è stata preparata sei mesi dopo.Poiché l’accusa contro Aynur Bagis non era basata su alcuna prova concreta, alla fine è stata accusata perchè la musica curda che ascoltava era “musica dell’organizzazione”, il PKK in questo caso, ed il suo foulard giallo-rosso-verde come “appartenenza all’organizzazione.” La sua incarcerazione è stata giustificata sulla base di dichiarazioni di testimoni segreti e di registrazioni telefoniche.

Come motivazione dell’arresto di Miyaser Çelik, il suo incontro con alcuni amici in un caffè è stato valutato come “incontro organizzativo”. Il 26 ottobre i nove politici compariranno davanti al giudice.
Soldati turchi uccidono un giovane arabo sul confine
24 Oct- I soldati dell’esercito d’occupazione turco hanno ucciso un giovane ragazzo proveniente da Damasco, la capitale della Siria, mentre stava cercando di attraversare il confine per entrare nel Kurdistan Bakur.

Il giovane arabo Hayder al-Makhlouf, ventinovenne, è stato ucciso dai soldati dell’esercito d’occupazione stazionati sul confine tra il Kurdistan Bakur e il Kurdistan Rojava quando voleva attraversare il confine dalla parte di Serêkanîyê per entrare nel Kurdistan Bakur.

Il giovane è stato sottoposto a torture ed è stato picchiato dai soldati turchi, come dimostrato dai segni sul suo corpo, fino alla morte, e a quel punto i soldati hanno lanciato il corpo in terra Rojava. Abitanti dei villaggi vicini al confine hanno portato il corpo del ragazzo all’Ospedale Roj della città di Serêkanîyê.

Secondo i medici dell’Ospedale Roj, il giovane avrebbe perso la vita come risultato di severi colpi alla testa. C’è anche da considerare che, dall’inizio dalla Rivoluzione del Rojava, l’esercito turco ha ucciso decine di persone sul confine.

Ain Issa; il campo profughi accoglie 23’000 rifugiati
24 oct – Più di 23’000 sfollati sono accolti nel campo di Ain Issa, e il numero di rifugiati cresce ogni giorno. Le organizzazioni e l’amministrazione del campo cercano di assicurare i bisogni e le richieste degli sfollati.
Il campo di Ain Issa accoglie ogni giorno più di 500 sfollati, in fuga dalle zone di continui bombardamenti e combattimenti, in particolare Deir-ez-Zor al-Mayadin al-Bou Kamal.

Secondo i numeri riportati dall’amministratore del campo Jalal Ayaf, il numero di sfollati del campo di Ain Issa è superiore al 23’000, provenienti da tutte le regioni siriane, dei quali 8’000 da Raqqa abitanti di 930 tende, mentre il numero di rifugiati da Deir-ez-Zor arriva a circa 15’000 ed è in crescita, con 1300 tende ad ospitarli; 2000 sfollati sono ancora senza un tetto.

Alcune organizzazioni stanno lavorando nel campo offrendo assistenza e provvedendo ai bisogni di cibo, mobili, coperte e tende, mentre altre organizzazioni assicurano e distribuiscono acqua tramite serbatoi e provvedono assistenza umanitaria, senza però riuscire a soddisfare i bisogni di tutti i rifugiati.

Mohammed Thabet Yousef, un residente del campo profughi di Ain Issa, era scappato con la sua famiglia dalla città di Bou Kamal, situata ad est di Deir-ez-Zor, dopo i bombardamenti del regime siriano e le forze russe contro l’umanità. Thabat Yousef ha raccontato all’agenzia di stampa Hawar della sofferenza della sua famiglia quando erano nell’area e la distruzione e devastazione che la regione sta affrontando oggi. “La sofferenza della città di Bou Kamal era una sofferenza nascosta, stavamo affrontando distruzione in tutti i sensi, e i regimi siriano e russo stanno commettendo massacri contro i civili ogni giorno, e siamo sfollati dalle nostre case. Siamo venuti al campo di Ain Issa per la sua sicurezza e stabilità”.

L’esercito di occupazione turco sradica gli alberi e minaccia la popolazione
30 Oct – L’esercito di occupazione turco continua a violare la sacralità delle terre del cantone di Afrin, sradicando 70 alberi di ulivo e 50 alberi di mandorle a nord di Singêlê, nel distretto di Maydana sito nell’area di Rajo.

L’esercito di occupazione turco persiste nel violare il confine artificiale con il Bakur (Kurdistan del Nord) nei pressi del villaggio di Singêlê, vicino alla provincia turca di Hattay. Il numero di alberi sradicati è arrivato a 70 di ulivo e 50 di mandorle, appartenenti agli abitanti del villaggio Ahmed Souran, Mamo Haji e Muhammed Mahmoud.

Secondo quanto raccontato dalla gente del posto ai corrispondenti dell’ANHA, in base ai piani i lavori di scavo per il successivo getto delle fondazioni del muro di separazione causeranno lo sradicamento di circa altri 150 alberi nella zona.

“Siamo stati sfollati da Aleppo e abbiamo solo 60 alberi, di cui 20 sono stati già tagliati mentre l’occupazione turca continua a sradicarne altri. Abbiamo discusso coi soldati turchi, ma non ci hanno dato nessuna risposta e comunque non possono fare niente senza ordini dai loro comandanti”, ha detto all’ANHA Mohammed Soran, che ha visto sradicati i propri alberi.

“Uno degli ufficiali turchi che supervisiona alle operazioni di sradicamento dei nostri alberi ci ha minacciato dicendo che, in caso di qualunque protesta o ci dovessimo avvicinare ai macchinari, colpiranno il nostro villaggio al confine.”

La cittadina Sharifa Abdo, i cui alberi sono stati sradicati a casaccio dai soldati turchi, ha a sua volta spiegato come circa 25 alberi di ulivo siano stati strappati via dal proprio campo.

Ha denunciato le pratiche rivolte contro di loro [abitanti del villaggio] dallo stato turco e ha chiesto: “Che cosa vogliono dai nostri mezzi di sostentamento?”
Il regime iraniano condanna a morte due politici curdi
11 Nov – I prigionieri politici curdi Diyako Resulzade e Sabîr Sêx Ebdullah sono stati condannati a morte dal regime iraniano. Il dipartimento di Urmia della Corte Islamica Rivoluzionaria ha emesso una condanna a morte per il prigionieri politici Diyako Resulzade e Sabîr Sêx Ebdullah sulla base di accuse di presunta “inimicizia contro Dio” e “appartenenza a partiti curdi”.

Resulzade e Ebdullah sono stati arrestati insieme ad una persona di nome Hesen Osmani a Mahabad nel 2015. Tutti e tre hanno ricevuto una condanna a morte dopo due giorni di carcere. Le pena per Hesen Osmani è stata revocata il giorno dopo, mentre i casi di Resulzade e Ebdullah sono stati passati al dipartimento di Urmia della Corte Islamica Rivoluzionaria.

Durante un processo che si è svolto ieri, la corte ha emesso la sentenza di condanna a morte per i due prigionieri curdi.

Aiuti non consegnati alle vittime del terremoto nel Rojhelat
16 Nov – Gli aiuti ancora non hanno raggiunto molti villaggi nel Rojhelat dopo il terremoto che ha colpito il sud e il Rojhelat e il governo iraniano tratta le vittime in modo irresponsabile. Vittime del terremoto ancora non hanno ricevuto aiuti nella provincia di Kermanshah del Rojhelat Kurdistan (orientale).

I villaggi di Serpolivuhav, Ezgele, Qasr-e Shirin e Daloha, gravemente compiti dal terremoto, non hanno ancora ricevuto aiuti per quanto riguarda cibo e ripari. Viene riferito che il materiale inviato nella zona è stato fermato o rubato da bande locali.

Il governo non fornisce il numero dei morti
Dopo il terremoto viene emerge chiaramente l’irresponsabilità dell’Iran nei confronti del Kurdistan. Il Presidente della Fondazione Iran Aid Pir Husên Kolîvend ha dichiarato che hanno perso la vita 453 e che 9397 persone sono rimaste ferite, ma diversi post nei social media evidenziano un numero di vittime molto più elevato.

Una vittima del terremoto, che ha chiesto di rimanere anonima per ragioni di sicurezza, ha parlato con ANF e ha detto, “Solo il 13novembre a Serpolizuhaw tra le 07.00 e le 10.00 sono stati sepolti 400 corpi.”

Un testimone del villaggio di Koyik Hesen ha condiviso immagini di 105 corpi che venivano sepolti e ha detto, “Sappiamo per certo che 180 persone sono morte solo nei villaggi di Koyik Hesen, Koyik Majida e Koyik Seyfur. Questi tre villaggi sono stati completamente distrutti.”

Il parlamentare di Qasr-e Shirin MP, Ferhad Teceri, è intervenuto in Parlamento e ha detto che le vittime del terremoto non hanno ancora ricevuto alcun aiuto e che le persone e le promesse di aiuto sono state dimenticate. Teceri ha detto, “Condanniamo l’atteggiamento del governo iraniano.”

I cadaveri all’aperto sono una minaccia
Uno dei soccorritori ha fatto notare che le persone sono in una situazione molto grave e ha detto: “La gente non ha nemmeno una tenda dove dormire. Potrebbero scoppiare epidemie per via degli animali morti nelle strade. Nel villaggio di Bizmirawa, 18 persone hanno perso la vita ed è morto il 90% degli animali.”

Tre bambini morti per congelamento
Un lavoratore della Mezza Luna Rossa iraniana ha detto che tre bambini sono morti per congelamento a Dalaho, Ezgele e Selasê Bacewanî. Meno del 10% degli aiuti ha raggiunto la regione.

La Guardia Rivoluzionaria Iraniana ha confiscato materiali inviati nelle zone colpite e li sta distribuendo in modo arbitrario.

Corpi restituiti alle famiglie in cambio di denaro
Un altro lavoratore della Mezza Luna Rossa iraniana ha detto che alle famiglie viene chiesto di pagare 100 dollari per avere i cadaveri dei loro parenti che si trovano all’obitorio di Serpolizerhaw.

Aleviti minacciati a Malatya: le case segnate
23 Nov – A Malatya 13 case dove vivono aleviti sono state segnate. Gli aleviti pensano che la polizia sia responsabile dell’incidente e dicono, “Non ci allontaneremo dalla via della resistenza”A Malatya, 13 case dove vivono aleviti nella Via Gökalp del quartiere di Cemal Gürsel soo state segnate con vernice rossa. Gli abitanti della zona hanno detto che la polizia è arriva e ha indagato sulle case al mattino e hanno aggiunto quanto segue:

Non sapevano delle segnalazioni. La polizia è venuta a casa nostra la mattina preso e ci ha informati. È interessante che lo abbiamo appreso dalla polizia, anche se la casa contrassegnata era la nostra. Noi pensiamo che sia stata la polizia a fare i segni. Gli autori devono essere individuati subito, altrimenti continueremo ad accusare la polizia dell’incidente.

Continueremo a vivere nella nostra fede
Il Presidennte dell’Associazione Pir Sultan Alevi (PSDK) locale, Mehmet Topal, ha detto: “Nel processo futuro possiamo immaginare a quali massacri potrebbero essere esposti nostri cittadini aleviti. Noi aleviti, dei quali si cerca continuamente di mettere limitare, filosofia e stile di vita, non dobbiamo conformarci alla fede di altri. Continueremo a vivere la nostra cultura e la nostra fede e mantenerle vive.”

La polizia è sospetta
Topal dice che gli aleviti lottano costantemente per costruire la pace e che non si allontaneranno dalla via della resistenza, nonostante tutti i tentativi di attacco. Mehmet Topal ha sottolineato che non resteranno in silenzio a fronte del fatto che le case vengono segnate e ha aggiunto: “E’ sospetto e significativo che la polizia è arrivata per indagini prima che i residenti si fossero resi conto dell’episodio. Per questo gli aleviti chiedono che i funzionari spieghino immediatamente questa situazione e ne scoprano gli autori. Altrmenti i funzionari della sicurezza e la polizia verranno ritenuti responsabili dell’incidente.”